Affrontare i problemi con i giusti interlocutori e svolgere azioni dirette di conservazione: l’insegnamento del PSR 2007-2013 nelle Aree protette del Po vercellese-alessandrino

Siete tutti i benvenuti, oggi si parla di turismo e biodiversità”: con queste parole, il 4 dicembre 2013  prese avvio il Tavolo tecnico proposto dall’Ente-Parco agli operatori turistici del territorio.

Quando ci si occupa di cose concrete come la conservazione degli scampoli di biodiversità rimasti nella pianura piemontese, la voglia di “fare” prende il sopravvento e al “parlare” viene attribuita la connotazione negativa dell’inconcludenza.

Associare però tavoli di concertazione alle azioni concrete si è dimostrata una carta vincente per le Aree protette del Po vercellese-alessandrino, grazie a obiettivi chiari e al coinvolgimento di interlocutori disponibili a capire, condividere gli obiettivi e quindi mettersi in gioco per contribuire a trovare soluzioni. D’altra parte, la conservazione è una disciplina non solo tecnico-naturalistica ma molto spesso, a volte prevalentemente, di tipo economico e sociale. Si tratta di conciliare gli interessi, trovare soluzioni innovative e, magari aiutati da un pizzico di fortuna, saper cogliere nuove opportunità.

L’esperienza dei tavoli tecnici di concertazione, oltre alla valorizzazione turistica dei Siti della Rete Natura 2000, ha riguardato l’attività venatoria e la gestione del reticolo delle acque che sgorga dai fontanili.

In particolare su quest’ultimo tema, attraverso un confronto serrato e alla successiva disponibilità di alcuni consorzi irrigui locali, si sono poste le basi per sperimentare modalità di gestione che garantiscano la permanenza delle formazioni flottanti di ranuncoli acquatici, nelle quali si rifugiano gli ultimi esemplari di specie caratteristiche di questi luoghi, come la lampreda padana e la testuggine palustre europea.

Ma è soprattutto il tema della biodiversità quale opportunità di valorizzazione turistica che ha registrato maggiore interesse da parte degli interlocutori, poiché ha fornito interessanti indirizzi per uno sviluppo futuro del territorio basato sull’attrattività delle risorse locali.

L’opportunità è stata prontamente colta, per esempio, dalla Cascina Spinola di Livorno Ferraris (VC) che ha rivisto il proprio piano aziendale associando alla tradizionale produzione risicola  uno sviluppo innovativo, attraverso la realizzazione di una zona umida di 13 ettari, destinata alla fotografia naturalistica attrezzata con appositi capanni. Un ottimo compromesso per coniugare esigenze produttive specializzate e tutela della biodiversità.

Gli interventi eseguiti direttamente dall’Ente-Parco con fondi del PSR hanno permesso di affrontare alcune delle principali emergenze di conservazione.

Presso Bassignana, il Bosco degli Orti, circa 7,5 ettari di foresta fluviale relitta che custodisce le ultime querce della zona e vetusti pioppi bianchi, versava in condizioni di grave degrado, aggredita dalle piante esotiche invasive. Quel terreno è stato acquistato e preso in cura dall’Ente-Parco che ha provveduto a realizzare tagli selettivi e a reintrodurre gli alberi e gli arbusti che nel tempo erano scomparsi a causa dei tagli pregressi troppo intensi. Da allora sono in corso le cure colturali che garantiranno l’affermazione delle giovani piantine.

Le libellule sono un gruppo di insetti in drammatico decremento, molto importante per gli equilibri ambientali. Nella Riserva naturale di Fontana Gigante, a partire da un piazzale di rottami edilizi, è stato costruito ex-novo uno stagno destinato alla loro riproduzione.

Altri sforzi sono stati rivolti alla conservazione dei pipistrelli, predisponendo una “bat house” a partire da una vecchia cabina elettrica dismessa all’interno del Bosco Musolino di Valenza, e incrementando la possibilità di rifugio degli adulti negli alberi cavi di alcuni boschi. I risultati delle verifiche sono incoraggianti, poiché i nuovi siti messi a disposizione sono frequentati da questi mammiferi: siamo perciò indotti a ritenere che le azioni intraprese abbiamo effettivamente una ricaduta positiva sullo stato di conservazione delle numerose specie di chirotteri.

Particolare attenzione è stata rivolta alla consistente diminuzione dell’averla piccola, specie di interesse europeo e indicatrice di buona qualità ambientale degli agroecosistemi. Un censimento delle coppie nidificanti, che si è avvalso anche della collaborazione di ornitologi volontari, ha consentito di stimare la consistenza della popolazione: sono state individuate una ventina di coppie e sono state mappate le aree più importanti per la riproduzione della specie.

I lavori sono stati diretti dal personale dell’Ente-Parco ed eseguiti da ditte locali e da cooperative sociali. Per la gestione dei tavoli ci siamo avvalsi della consulenza di tecnici di varie discipline biologico-naturalistiche ma anche turistiche ed economiche.

L’importo complessivo delle azioni realizzate ammonta a € 197.700,00.

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