“Quando le caratteristiche naturali erano accentuate, le dimensioni del bosco considerevoli, la sua distanza dai luoghi abitati notevole, ecco che gli uomini guardavano con sospetto quelle solitudini, come erano soliti chiamarle. Solo coraggiosi eremiti, ladri, briganti, cacciatori incalliti vi si avventuravano; gli altri se ne tenevano lontani, anche per la paura di essere assaliti dai malviventi. Di tali foreste abbondava la pianura padana, soprattutto lungo il corso del Po e degli affluenti maggiori, e si stendevano sempre più larghe verso il mare, finendo spesso in vasti specchi d’acqua cosparsi di canneti.”

 

“Solitudini cominciarono allora a essere definiti sconfinati territori, coperti da foreste o disseminati dalla povera vegetazione delle brughiere o delle erbe alte delle steppe”

“Un ambiente fisico, dunque, che, nella sua assenza di orizzonti chiusi, suscitava e nutriva uno straordinario senso di libertà, pur in mezzo ai pericoli di lande selvagge ed ai soprusi di nobili prepotenti.”

“Difatti nell’alto Medioevo le acque in piena si allargavano nelle ampie golene, nei rami spesso numerosi di ogni fiume, nelle vicine ampie paludi; le acque erano assorbite da un paesaggio già occupato dalle stesse, anche se in minor misura rispetto ai periodi alluvionali.”

(“Paesaggi della paura. Vita e natura nel Medioevo” Vito Fumagalli)

Questi frammenti di narrazioni dei paesaggi medievali ci descrivono come il territorio planiziale sia stato, nel tempo, profondamente alterato. Le  trasformazioni hanno portato all’estrema riduzione e frammentazione delle aree naturali, che risultano attualmente banalizzate, pressoché prive di connessioni ecologiche e quasi sempre limitate soltanto alle aree fluviali.

In tale contesto ambientale molte sono le specie animali in stato sfavorevole di conservazione e intervenire per la loro salvaguardia è un compito estremamente arduo. La conservazione della natura non può prescindere da un approccio globale, che consideri habitat e specie come inscindibili frammenti di una stessa, complessa,  realtà.

Per rendersi conto di questa complessità è sufficiente attraversare un bosco planiziale per osservare la condizione degli esemplari  di Farnia (Quercus robur), lo spettacolo è tristemente sconcertante, siccità e temperature elevate stanno uccidendo esemplari giovani e centenari, in un pericoloso processo  che le potrebbe portare ad un inarrestabile declino.

Le scelte future dovranno sapersi adattare ad un Pianeta che sta cambiando, come sempre è accaduto, ma in tempi sempre più rapidi, è questa la “novità”, la sfida è estremamente difficile.

Inserendosi in questo contesto l’Ente partecipa all’iniziativa europea “Halting the loss of biodiversity by 2010” (fermare la perdita della biodiversità entro il 2010), conosciuta anche come “Countdown 2010”, tramite la quale i governi e i membri della società civile si sono assunti l’impegno di portare avanti azioni finalizzate ad arrestare  la perdita di biodiversità a livello continentale entro il 2010, contribuendo alla riduzione del tasso di perdita a livello globale.

La biodiversità è infatti la  caratteristica fondamentale degli organismi viventi che popolano un pianeta plasmato dalla selezione naturale, in cui omogeneità è sinonimo di vulnerabilità. La “diversità della vita” è la garanzia di funzionalità e stabilità degli ecosistemi e della biosfera nel suo complesso.

Il territorio di un Parco svolge  la funzione di area di studio e di sperimentazione per l’applicazione di modelli gestionali che possono poi essere esportati anche in altre realtà. Il primo aspetto, fondamentale, è l’approfondimento delle conoscenza, condotto tramite monitoraggi e studi specifici. I primi consentono di analizzare gli andamenti numerici delle popolazioni animali e di valutarne lo stato di conservazione, i secondi di approfondire particolari tematiche.

I dati naturalistici, costantemente raccolti da personale del Parco, collaboratori e consulenti  confluiscono nell’archivio faunistico del Parco, nella Banca Dati Naturalistica regionale e in diversi progetti condotti a livello  nazionale ed internazionale.

Altra funzione rivolta alla salvaguardia e all’incremento della biodiversità è  la realizzazione di interventi di riqualificazione ambientale volti a restituire una maggiore naturalità agli habitat, nel  rispetto della vocazionalità del territorio.

Oltre alla riduzione e frammentazione degli habitat un’altra grande minaccia alla salvaguardia delle biocenosi  è l’introduzione di specie alloctone, cioè non originarie di un territorio, alcune di esse infatti possono causare danni ingenti ad habitat e specie. Attualmente nel Parco le maggiori problematiche sono connesse alla presenza della Nutria (Myocastor corpus), che è stata oggetto di interventi di contenimento numerico della popolazione e di varie specie di ittiofauna alloctona,  Siluro d’Europa (Silurus glanis) in particolare. Tra le altre specie presenti ricordiamo il   Silvilago o Minilepre (Sylvilagus floridanus), l’ Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), la Testuggine dalle orecchie rosse (Trachemys scripta)  e il Gambero rosso della Luisiana (Procambarus clarckii).

Laura Gola