Controllo reale o gestione di emergenza?

Il cinghiale (Sus Scrofa) era diffuso in epoca storica ma, a partire dal XVII secolo, si estinse in molte aree del Nord Italia. Le popolazioni residue costituirono il ritratto di un selvatico che rappresentò, ad esempio, per lungo tempo la macchia maremmana. Nel volgere degli ultimi decenni, il cinghiale, ha fatto registrare un incredibile successo di specie dovuto, soprattutto, dall’ essere riuscito a trarre vantaggio dalle alterazioni ambientali perpetrate dall’uomo. Un eccezionale opportunista, quindi, che riesce a destreggiarsi tra varie etiche venatorie non coordinate ed a volte contraddittorie, ed i vari organismi competenti in materia, non sempre consapevoli della complessità del problema. Questa sinergia ha contribuito ad un aumento abnorme di questo suide, comportando un impatto notevole sulle produzioni agricole e, più in generale, una elevata attenzione sociale. Appare evidente che le caratteristiche biologiche della specie e la pressione antropica favoriscono una naturale ed eccezionale mobilità da aeree soggette all’attività’ venatoria ad aree di protezione. Attualmente la popolazione presente in area planiziale della Regione Piemonte è originata, principalmente, da interventi di immissione, come si evince anche dallo studio sulla genetica degli animali svolta in questi anni per conto dell’Osservatorio Regionale per la fauna selvatica che ha evidenziato la presenza nelle popolazioni di numerosi ibridi con varie sottospecie di cinghiali dell’Est Europa e con il maiale domestico. Come disposto dal D.G.R. n. 48/2127 del 29/01/2001 il 70% circa del territorio del Parco Fluviale del Po e Dell’Orba e’ incluso nella zona di tipo “A”, cioè territorio non ritenuto idoneo alla presenza della specie e quindi sottoposta a costante controllo. All’interno della Riserva Naturale Speciale di Ghiaia Grande tra i Comuni di Morano Po, Pontestura e Trino Vercellese e’ in atto dal 2001 un controllo della specie, come previsto dalla L. R. n. 9 del 27/01/2000 ed approvato dall’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica.  Questo intervento di contenimento precede ed e’ in linea con le direttive stabilite dalle “Disposizioni per la Gestione e Controllo della Specie Cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette della Regione Piemonte”, approvate con D.G.R. n. 26-14329 del 14/12/2004. Le disposizioni dettano una unica strategia su vasta scala, basata sul coordinamento degli interventi e sul coinvolgimento degli operatori e della popolazione. Nel 2005 il “piano di controllo demografico del cinghiale” e’ stato esteso a tutto il territorio del Parco Fluviale del Po e dell’Orba. Gli interventi di controllo all’interno delle Riserve Naturali avvengono, come da disposizioni, attraverso l’utilizzo delle gabbie (trappole a scatto), degli appostamenti e con la tecnica della “girata”. Questa tecnica prevede l’utilizzo di un cane da “traccia”  ed un limitato numero di persone che costringono i cinghiali in determinati percorsi arrivando alla loro cattura con un disturbo della fauna non interessata praticamente nullo. Le gabbie-trappola vengono direttamente gestite dal Servizio di Vigilanza del Parco mentre per gli appostamenti e le girate si attiva una collaborazione con i “Selecontrollori”. La qualifica di Selecontrollore si ottiene grazie alla frequentazione di un corso organizzato dall’Ente Parco previsto dal D. G. R. 26-14329 che prevede una preparazione particolare da parte di personale esperto ed il superamento di una selezione finale con il conseguente inserimento in un Albo a disposizione del Parco. Le diverse metodologie, l’affiancamento dei Selecontrollori al Personale di Vigilanza ed una sempre crescente collaborazione con gli altri Organi competenti quali Servizio Caccia delle Province, Ambiti Territoriali di Caccia e, non ultime, le Associazioni del mondo Agricolo iniziano a produrre i tanto auspicati risultati. Al mese di luglio 2008 sono stati catturati un totale di 259 animali. Vanno assolutamente riportate le difficoltà riscontrate nel primo periodo: dal 2001 al 2005, nella R. N. S. di Ghiaia Grande sono stati catturati 146 cinghiali e questo nonostante i numerosissimi sabotaggi delle trappole, denunciati poi alle Autorità competenti, alle alluvioni, al passaggio di greggi di pecore ed altri disturbi. Non ultimo va sottolineato il grande dispendio energetico del già numericamente carente  Personale di Vigilanza e Tecnico che, perfettamente conscio della complessità del problema, ha sempre affrontato la tematica con spirito “produttivo”. L’obiettivo dell’ Ente Parco e’ quello di arrivare ad una gestione efficace delle popolazioni di cinghiali. Per questo e’ basilare l’affinamento delle già citate collaborazioni, ma soprattutto deve cambiare, nelle zone vocate, la gestione del cinghiale che, per essere considerato una risorsa venatoria deve essere gestito in termini razionali e non emotivi, con scienza ed etica e non con ignoranza, arroganza o peggio bramosia.

CANI LIMIERI E CANI DA RECUPERO

Gli interventi di controllo del cinghiale all’interno delle Riserve Naturali avvengono attraverso l’utilizzo delle gabbie-trappole a scatto; degli appostamenti e con la tecnica della girata. In alcune fasi di queste tecniche assumono un ruolo indispensabile, con compiti e ruoli differenti, il cane limiere e il cane da recupero. Per cane limiere si definisce un cane che ha il compito iniziale di tracciare, di cercare i trottoi, cioè le tracce recenti dei cinghiali che dopo la pastura notturna raggiungono i quartieri di rifugio e riposo, le varie vie di fuga e gli insogli. Durante la tecnica della girata il cane limiere, dopo aver tracciato, ha il compito di scovare i cinghiali e di forzarli lentamente verso le poste. Possono essere utilizzate come limieri tutte le razze di Segugi, ma le razze specializzate sono il Dachsbrake, il Segugio Bavarese, il Segugio di Hannover, il Bassotto Tedesco e lo Jagdterrier.

Per cane da recupero, si intende un cane specializzato nel ritrovamento della selvaggina ferita. Anche a distanza di ore o di giorni, ha la capacità selettiva di seguire la traccia di quel determinato animale colpito. Le razze specializzate per il lavoro su traccia di sangue sono il Segugio Bavarese e il Segugio di Hannover, ma possono essere impiegate tutte le razze centro europee per cui è prevista la prova su traccia di sangue, comprese le razze da ferma: il Bassotto Tedesco a pelo duro, il Drathaar, il Kurzhaar, il Segugio Tirolese ecc. I cani che possono essere utilizzati all’interno delle Aree protette della Regione Piemonte devono appartenere a razze ben specifiche, devono aver superato le prove di abilitazione e essere condotti da conduttori abilitati. Per conseguire l’abilitazione di Conduttore di cane limiere e/o da recupero è necessario partecipare e sostenere l’esame finale di corsi organizzati dalla Regione Piemonte per Aspiranti Conduttori, tenuti da un esperto giudice E.N.C.I. di prove su traccia in superficie e riporto. Il personale di vigilanza del Parco ha partecipato a Corsi di Conduttore di cani limieri e al Corso di Specializzazione per Conduttori di cani da recupero. L’addestramento all’ubbidienza per questi cani è importante e la scelta di utilizzare cani abilitati in prove di lavoro consente di avere cani in grado di limitare al minimo il disturbo arrecato alla fauna selvatica  e garantiscono massimi standard di sicurezza.

Alessandro Molinari e Valeria Genovese