PROMOZIONE DELLA BIODIVERSITÀ

Tavolo tecnico di concertazione
PROMOZIONE DELLA BIODIVERSITÀ
QUALE ELEMENTO DI VALORIZZAZIONE TERRITORIALE
mercoledì 4 dicembre 2013  –  1° incontro
Resoconto della riunione

alt

Il Tavolo tecnico di concertazione che punta a coniugare biodiversità e sviluppo locale eco-sostenibile, impostato come un forum deliberativo, si apre alle ore 14.30 con l’introduzione del direttore del Parco, Dario Zocco, il quale descrive il ruolo dell’Ente-Parco, le aree protette in gestione e le loro caratteristiche. Ricorda poi come l’incontro odierno sia parte di un intervento immateriale, finalizzato ad aumentare l’efficacia gestionale delle aree della Rete Natura 2000, inserito nel progetto “PSR-PO – Promozione della biodiversità, Sensibilizzazione e Rinaturalizzazioni nelle aree protette del PO vercellese-alessandrino”.
Il progetto, presentato dal Parco Fluviale del Po e dell’Orba, è stato finanziato dalla misura 323.1 b del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013 della Regione Piemonte e prevede sia interventi concreti di riqualificazione ambientale, sia interventi di sensibilizzazione e mobilitazione della collettività attorno ai valori tutelati dalla Rete Natura 2000, su diversi ambiti.
Prende la parola Francesco Pellicciari, segretario del forum, che introduce il meccanismo concertativo e illustra campo di azione e criteri di funzionamento del forum. Si tratta di valorizzare le opportunità legate alle specificità locali, individuando forme di gestione e sfruttamento sostenibili e condivise. Vengono presentati alcuni esempi che mostrano come sia possibile la convivenza tra valorizzazione [turistica] e tutela della biodiversità. Gli obiettivi del forum saranno di informare su sfide e opportunità connesse alla Rete Natura 2000 locale, possibilmente individuare aree di cooperazione tra soggetti diversi; possibilmente individuare linee di azione cooperativa intersettoriali, sulla base delle quali promuovere programmi e progetti di valorizzazione.
Massimiliano Biasioli, di SKUA Nature Group, incaricato dall’Ente-Parco di gestire il tavolo, inizia il suo intervento chiarendo alcuni equivoci che ruotano attorno al concetto di “turismo naturalistico”, un sottoinsieme delle attività “outdoor” diverso da “escursionismo”, “cicloturismo”, ecc., che presuppone un’organizzazione e una gestione specifica.
Stimola poi i partecipanti a ragionare su cosa sia, per loro, la biodiversità invitandoli infine ad assumere una “definizione” operativa: fare perno sulle componenti vegetali/animali presenti sul territorio per far muovere l’economia.
A questo punto, i presenti sono invitati a presentarsi brevemente, per far sì che ciascuno dei presenti sappia chi partecipa all’incontro, con che spirito e con quali aspettative. Immediatamente, si rileva come siano presenti diversissime categorie che potranno assumere un ruolo attivo e positivo nelle prossime riunioni, le quali, si anticipa, saranno molto operative.
Interviene Giuseppe Bogliani, zoologo, docente presso l’Università di Pavia, il quale sottolinea il ruolo fondamentale esercitato dagli enti gestori di aree protette nel supporto alla ricerca scientifica. Sebbene l’obiettivo di estrazione di valore aggiunto visibile sia meritorio, non bisogna trascurare che per alcuni aspetti il ruolo delle aree protette sia incommensurabile. Cita poi il ruolo delle aree protette per la creazione di professionalità del futuro.
Riprende il testimone Massimiliano Biasioli che sottolinea, con efficace presentazione grafica interattiva, come le trasformazioni anche minime del territorio possano influire sulla presenza/assenza di alcune specie. È fondamentale tenere conto di tale fatto se si mira ad ottenere (e conservare) un ambiente attrattivo (ricco di biodiversità).
Carlo Alberto Dondona, ricercatore di IRES Piemonte sulle tematiche dello sviluppo locale e della green economy, introduce alcuni concetti e numeri del turismo in generale e alcuni dati sul turismo in Piemonte (12 milioni di presenze/anno, di cui il 66% italiani e il 34% stranieri; nei territori in esame maggior presenza di stranieri, permanenza media di 3 giorni, preferenza per l’extra-alberghiero). Dopo aver evidenziato l’assenza delle ATL (di Vercelli e Alessandria) fra i partecipanti al forum, Dondona illustra brevemente il caso di successo della Val Maira, dove il turista (prevalentemente di lingua tedesca) arriva sull’onda di una pubblicazione (Antipasti e antichi sentieri) e in assenza di infrastrutture soggiorna presso strutture extra-alberghiere. Le motivazioni principali alla base della visita in Italia rimangono paesaggio e buona cucina.
Interviene Gerardo Brancucci, geologo, docente presso l’Università di Genova, il quale fa notare come l’Italia sia “Bio” ma anche “Geo”, perciò è importante tutelare e dare il giusto valore alla diversità, non solo di ciò che è vivente ma anche di ciò che è inanimato (comprendendo quindi sia le componenti geologiche sia quelle storico-culturali). Uno Spin-off dell’Università di Genova tratta appunto del “terroir” a 360°; e un esempio emblematico può essere considerato quello della Val di Cembra.
Dopo la pausa-caffè, l’incontro prevede l’intervento di tre operatori agricoli, protagonisti di storie differenti, che illustrano i loro casi di successo.
Inizia Gabriella Vaschetti, titolare con la famiglia del Centro Cicogne e Anatidi di Racconigi.
Il Centro nasce nel dicembre del 1985, grazie alla collaborazione tra la Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU) e l’appassionato ornitologo Bruno Vaschetti (papà di Gabriella), da quella che era un’azienda agricola convenzionale, collocata lungo un passaggio storico della rotta migratoria delle cicogne, in particolare la Cicogna bianca, specie estinta dall’Italia come nidificante dal Settecento. Dopo una ricerca storico/iconografica e grazie alla cooperazione con esperti svizzeri, si avvia una sperimentazione che porta al successo riproduttivo, poi alla collaborazione con la LIPU per la creazione di un’oasi a ingresso limitato (con il tentativo di acquisire introiti dalle visite dei turisti).
Un viaggio studio in Inghilterra  in contesti analoghi consente di raccogliere idee da riproporre a Racconigi, si inaugurano un punto di ristoro e un negozio per la vendita di cassette-nido e oggetti di artigianato locale. Progressivamente viene dato risalto alla comunicazione, con particolare attenzione a quella via web, mentre proseguono gli investimenti nelle opere di  riqualificazione ambientale. Oggi si registra un discreto successo turistico, grazie alla notorietà che il sito ha assunto e alle collaborazioni con LIPU, Museo Regionale di Scienze Naturali e Scuole. Il Centro ha due filoni di attività: quella naturalistica di monitoraggio, realizzazione di interventi per migliorare gli habitat, e quello divulgativo e fruitivo. I naturalisti e gli esperti riconoscono il valore dell’area ma la “snobbano” per l’aspetto fruitivo.
Segue l’intervento di Gianni Scaglione, titolare con la famiglia dell’azienda vitivinicola Forteto della Luja di Loazzolo.
Viene posta enfasi sull’attenzione nei confronti dell’ambiente circostante, sempre tenuta dalla famiglia. Dopo un tentativo, fallito per difficoltà burocratiche e resistenze locali, di promuovere l’istituzione di una riserva naturale regionale, il territorio su cui insiste l’azienda nel 2007 diventa Oasi del WWF. La peculiarità dell’azienda è di essere collocata in un territorio collinare molto scosceso, ove le lavorazioni delle vigne sono difficoltose e poco meccanizzabili e dove persiste una presenza di boschi, prati e pascoli. Degna di nota la presenza di una grande varietà di orchidee spontanee. Dal punto di vista della gestione dell’azienda e della sua valorizzazione, si sottolinea come sia importante soddisfare la domanda di informazione che i visitatori esprimono riguardo ai prodotti e al territorio. La ricerca è fondamentale poiché conduce alla scoperta del territorio e ne abilita il racconto. È molto importante infine la costruzione di una rete promozionale per l’offerta turistica territoriale, con la creazione di pacchetti mirati e collaborazioni a livello intersettoriale.
L’ultimo caso di successo è illustrato da Maurizio Vellano, titolare del resort Ca’ San Sebastiano di Camino.
Dopo esperienze commerciali all’estero, ritorna a casa con l’idea di valorizzare la vecchia azienda vitivinicola di famiglia. Ristruttura l’azienda partendo dall’idea di trasformare il patrimonio in “destinazione”: investe nel “benessere”.  I risultati, cercati con campagne di marketing web e social, non si fanno attendere, e si rivolge alla valorizzazione non più del proprio patrimonio privato, ma del patrimonio locale. Si tratta di “pescare in gruppo” nel mare del mercato turistico. Non avendo beni “faro”, di richiamo internazionale, la chiave della valorizzazione è l’ambiente che fornisce il supporto per l’outdoor. Viene illustrato il caso della Loira, in Francia, dove partendo dalla valorizzazione dell’esistente è stato creato un circuito di fruizione cicloturistica che si sovrappone a quelli già rodati dei “Castelli” e del “Vino”. Vellano consiglia dunque di costruire insieme un progetto di marketing territoriale, incentrato sull’outdoor, che parta dalla valorizzazione dell’esistente con investimenti minimi e si ponga in sinergia con altri progetti di sviluppo (segnaletica, app mobile, sito web di territorio/destinazione, piccole stazioni di servizio, punti informativi…).
Il direttore Dario Zocco, stimola interventi dal pubblico partecipante, dando la parola a G. Bogliani. Questi sottolinea come le aree protette non siano un campione casuale del territorio ma comprendano al loro interno patrimoni di pregio; aspetto ancora più significativo in Italia, dove esiste il maggior serbatoio di biodiversità d’Europa.alt
Interviene poi R. Portinaro, di Trino, il quale sottolinea come i flussi turistici che il territorio del Monferrato casalese sta registrando siano di notevole interesse e cita il caso di Camino che registra flussi maggiori di città molto più grandi nell’alessandrino. Invita poi a evitare comportamenti non cooperativi da parte di soggetti del settore con interessi circoscritti.
Chiede la parola Amalita Isaja, attiva nella ricerca e nella divulgazione naturalistica, facente parte dello Studio Alcedo (che realizza da anni supporti didattici, itinerari naturalistici, pannellistica, mostre e percorsi museali, tra i quali vi è il Centro di interpretazione del paesaggio del Po allestito per conto dell’Ente-Parco a Palazzo Mossi di Frassineto Po), sottolineando come per trasformare la biodiversità in opportunità sia necessario fare rete, essere orgogliosi del proprio patrimonio territoriale e cita l’esempio di un’area in Francia, ricchissima di orchidee e gestita dai pastori locali.
Prosegue M. Biasioli, con una presentazione sul ruolo del marketing territoriale per l’incentivazione del turismo. I punti chiave affrontati sono i seguenti: 1) necessità di una visione originale dello sviluppo non legata al breve periodo; 2) definizione del tipo di sviluppo cui miriamo evitando soluzioni passeggere o che puntino troppo sull’urbanizzazione; 3) concertazione come arma vincente, a patto che sia capace di produrre una grande idea comune come risultante delle tante idee portate al tavolo; 4) scovare i punti di forza. Stabiliti questi punti strategici vengono illustrate le “emergenze ambientali” presenti nel territorio considerato; dalla loro sovrapposizione emergono 3 aree di possibile aggregazione: le risaie del basso vercellese, la fascia fluviale del Po e il basso Monferrato. Biasioli passa poi a illustrare alcuni concetti relativi alla figura del turista naturalista, evidenziando come la domanda sia molto forte nei paesi anglosassoni, tra un pubblico di età superiore ai 45 anni con buone capacità di spesa. Spesso l’esperienza cercata non si limita alle osservazioni naturalistiche ma è aperta anche ad altre dimensioni della fruizione turistica (ad esempio: birdwatching + vino, birdwatching + archeologia). C’è spazio, dunque,  per iniziative di valorizzazione più ampie e coordinate. I requisiti fondamentali per avviare operazioni di successo sono la  professionalità (evitare l’improvvisazione) e un minimo di infrastrutture dedicate.
Le fasi successive del tavolo consisteranno in:
– trovare un’idea su cui lavorare;
– mettere insieme un team di lavoro e collaborare;
– individuare le competenze specifiche necessarie;
– individuare le risorse e gli investimenti necessari;
– perseverare nel perseguimento degli obiettivi.
Durante l’incontro è stato distribuito un questionario di rilevazione di alcune informazioni riguardanti ciascun partecipante, per facilitare l’organizzazione dei tavoli successivi. L’invito è di restituire tali questionari al fine di rendere più efficace il lavoro futuro.
L’incontro si chiude alle ore 18.30, con l’invito a partecipare ai prossimi appuntamenti del Tavolo tecnico, per i quali saranno comunicate date e modalità.

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca